20 Giugno 2024

Rwanda

RWANDA

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Kabgayi: -2.102380, 29.753000
Kiziguro: -1.770520, 30.383100
Muhura: -1.742340, 30.285700

 

La presenza di AMOA in Rwanda risale al 2008, quando, in collaborazione con “Amatafrica”, Onlus di Lucca che lì già operava da alcuni anni, furono allestiti un ambulatorio oculistico e una sala operatoria presso il Centre de Santè di Muhura gestito dalle Suore Oblate dello Spirito Santo. A Muhura si arriva dalla capitale Kigali in cinque ore d’auto, salendo e scendendo sulle verdi colline.

È un piccolo villaggio di capanne di fango nel nord-est del Paese, su un altopiano circondato dalla foresta tropicale. Il Centre de Santè di Muhura è una struttura in cemento, isolata dal centro del villaggio e raggiungibile percorrendo una strada parecchio dissestata, con un bacino di utenza di circa 40.000 abitanti.
Le missioni di AMOA si sono susseguite regolarmente ogni 6 mesi fino al 2014 con la partecipazione di medici oculisti, infermieri, ortottisti ed ottici. AMOA ha formato l’infermiera Marie Claire alla pratica oculistica e l’ottico Francois. Ha finanziato il TSO del vicino ospedale distrettuale di II° livello di Kizuguro affinché si recasse a Muhura una volta al mese per effettuare le visite selezionate da Marie Claire. Attualmente il progetto a Muhura è terminato.

Dal 2012 AMOA ha iniziato la collaborazione con l’ospedale pubblico di IV livello a Kabgayi dopo aver conosciuto, tramite le suore di Muhura, l’allora direttore del “Kabgayi Eye Unit”, il dottor Piet Noë. Un oculista belga che da tanti anni vive in Rwanda e che già lavorava in questo ospedale mettendo la sua esperienza soprattutto al servizio dei più poveri e contribuendo ad allestire, con estrema determinazione, un’unità operativa di prim’ordine. A Kabgayi, piccola cittadina ben servita a un’ora e mezza da Kigali, quello che colpisce è il verde: della vegetazione, dei sentieri e dei muri dell’ospedale, vera e propria eccellenza nel Paese per la cura della vista. L’unità oculistica fu avviata nel 1993 da CBM Onlus, una delle più importanti organizzazioni umanitarie per l’oculistica, insieme alla Diocesi di Kabgayi. Ogni anno l’ospedale accoglie e cura quasi 30.000 persone.

Il dottor Piet Noë ha lavorato qui dal 2008 al 2018, anno in cui inaugurò il “Rwanda Charity Eye Hospital”, ospedale privato di eccellenza riconosciuto dal Ministero della Salute. Convenzionato con la “Mutuelle de Santè”, garantisce prestazioni gratuite per i più indigenti e per i convenzionati con la mutua.

È stato lo stesso dottor Noë a contribuire in maniera fondamentale alla costruzione dell’ospedale in località Ruyenzi, sobborgo di Kigali. Una decina le missioni AMOA a Kabgayi per supportare l’attività chirurgica del centro, ma soprattutto il contributo di AMOA prima presso l’ospedale di Kabgayi, attualmente presso il “Rwanda Charity Eye Hospital”, è legato al finanziamento dal 2013 dell’ambizioso “Progetto Retinoblastoma”. Grazie alle donazioni di AMOA è possibile procurare i costosi chemioterapici necessari alla cura annua di circa 60 bambini provenienti dal Rwanda ma anche da Congo, Tanzania e Burundi affetti da questo tumore letale, alleviando in questo modo la loro sofferenza e migliorando le loro aspettative di vita.

Con le donazioni di AMOA, inoltre, vengono garantiti anche l’ospitalità per tutta la durata del trattamento (da ripetersi in più sedute a distanza di un mese) e il viaggio alla famiglia dei piccoli pazienti. Il retinoblastoma è un tumore maligno dell’occhio raro in Italia ed invece molto diffuso in Africa, frequente soprattutto nei bambini dai 2 mesi ai 4 anni e può interessare uno o entrambi gli occhi. Se viene diagnosticato agli stadi iniziali, il bambino sopravvive nella maggioranza dei casi; se non curato, porta a cecità e morte.

Dopo i due anni di Covid, l’ospedale esegue più di 20.000 visite e migliaia di interventi chirurgici grazie a 2 oculisti permanenti ed altri saltuari, 15 Clinical Officer (infermieri specializzati in oculistica) che eseguono visite ed aiutano in sala operatoria e ad altro personale infermieristico, ottico ed amministrativo.

Lo standard qualitativo è elevato grazie alla professionalità e alla strumentazione di primo livello, che non ha niente da invidiare ai migliori centri di oculistica italiana. La cartella clinica è informatizzata e tutte le prestazioni vengono registrate così come gli acquisti e le spese. L’ospedale ha raggiunto l’autonomia economica grazie al rimborso delle assicurazioni, e grazie ai pazienti privati che non hanno problemi economici o che arrivano dagli stati confinanti, primi fra tutti il Congo che ha un livello sanitario molto scarso.

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