13 Aprile 2024

Ad Adwa, che soffre ma vuol ripartire: 500 visite, 30 operazioni e 300 occhiali donati

500 visite, 30 interventi chirurgici, circa 300 occhiali distribuiti tra quelli prodotti dal nostro laboratorio, un centinaio premontati, quelli da sole. Si è di recente conclusa la missione di AMOA in Etiopia, ad Adwa. Hanno partecipato i medici oculisti Sergio Tabacchi, Nicole Balducci, Roberto Gattegna; l’ortottista Francesca Tassinari; gli ottici Daniela Smania, Rocco Romagnoli e Domenica Farsetti; il tecnico di sala operatoria Nicola Dusi, il “tutto fare” Antonio Bleeve; la fotografa Carolina Paltrinieri.

Questo il loro resoconto.

“Ritornare ad Adwa era importante per riattivare l’attività di oculistica dell’ospedale Kidane Mehret, all’interno della missione gestita dalle suore Salesiane. Qui, infatti, non solo il Covid, ma anche una lunga guerra civile tra il Fronte popolare di liberazione del Tigray e il Governo Federale Etiope, iniziata nel novembre 2020 e finita ufficialmente due anni dopo, ma i cui strascichi non sono ancora conclusi, avevano impedito per più di tre anni l’arrivo dei volontari di AMOA.

Strade svuotate, inflazione alle stelle

Abbiamo trovato una situazione socio-economica notevolmente peggiorata nel Tigray: l’inflazione è altissima e comprare cibo per qualche giorno costa quanto lo stipendio di un mese. Le strade, prima sempre affollate di gente e di mezzi, ora sono quasi deserte. Più di un milione di morti sono stati registrati con il conflitto civile, a cui vanno aggiunti i tantissimi feriti e gli sfollati. Ad Adwa sono stati allestiti campi profughi per le persone che hanno dovuto abbandonare le proprie case qualche chilometro a Nord, al confine con l’Eritrea.

La maggior parte degli ospedali pubblici della regione sono stati distrutti durante la guerra civile e molti pazienti non hanno potuto ricevere cure per anni. Fortunatamente l’ospedale Kidane Mehret è rimasto sempre attivo, ospitando anche i medici di Emergency durante le fasi peggiori della guerra civile, ed è diventato un punto di riferimento per tutta la regione.

Appena arrivati, camminando appunto tra le strade semi deserte, si avvicinavano persone per chiedere se era già stata aperta la lista per prendere appuntamento per una visita. Le strade vuote in Africa sono una rarità e prima della guerra era inimmaginabile pensare che lo fossero ad Adwa; un popolo di camminatori le affollava insieme agli animali. Oggi, come detto, non è più così, la povertà, il caro prezzi, la carestia e la paura che l’orrore del conflitto riprenda sembra aver piegato la popolazione.

ADw

L’invasione degli ambulatori e le visite agli studenti

L’arrivo degli oculisti era atteso con grande speranza, una visita era un miraggio durante gli anni del conflitto e, anche prima, una rarità. I volontari hanno invaso con energia e positività gli ambulatori a loro dedicati all’interno dell’ospedale Kidane Mehret; ogni giorno abbiamo visitato donne, bambini ed anziani con cura e delicatezza.

Vedere gli ottici visitare i piccoli della scuola è stato commovente. Molti di loro sono stati mandati al fronte e nei loro occhi si percepisce ancora la paura; nella scuola è stato attivato un servizio di assistenza psicologica perché molti studenti hanno subito violenze o sono stati costretti a combattere e hanno visto morire amici e compagni. Ci raccontava Suor Paola, direttrice della scuola, che i più grandi non vogliono più tagliarsi i capelli perché mentre erano al fronte grazie ai capelli tenevano la testa al caldo su quelle montagne che fanno da splendida cornice al paesaggio ma arrivano a sfiorare i 3000 metri.

Il post intervento oculistico, in particolare alle cataratte, è quello che scalda il cuore ai volontari, togliere le bende e il sorriso sulla bocca dei pazienti che tornano a vedere non è soltanto bello, ma essere pervasi dalla consapevolezza che queste persone possano riprendere una vita normale.

Il lavoro dopo la guerra è un privilegio di pochi, tutte le fabbriche sono state distrutte, compresa la più grossa di Adwa, la fabbrica tessile dell’Almeda che dava lavoro a 7000 persone. Il lavoro in questi territori è per il 90% manuale e senza la vista nulla è possibile.

Il laboratorio e il personale locale

Gli ottici AMOA hanno compiuto un vero “miracolo” facendo ripartire il laboratorio, che avrà sì bisogno di ulteriori macchinari e di un progetto di formazione in loco, ma il primo passo è stato fatto, sono state valutate le necessità ed ora con il supporto dei donatori sarà nostra premura garantire la continuità che è fondamentale perché per aver un paio di occhiali bisogna recarsi nella capitale di regione, cioè a Makelle, e per un popolo che si muove a piedi è quasi un’impresa titanica.

Come AMOA, abbiamo potuto ritrovare tutto il materiale che era stato donato negli anni passati: il personale locale aveva fatto un ottimo lavoro di riordino dello stesso. I primi due giorni sono passati catalogando tutto il materiale presente e allestendo l’ambulatorio di oculistica, l’ambulatorio di ottica e la sala operatoria. Al terzo giorno, si era quindi già pronti per iniziare le visite che erano state prenotate nelle settimane precedenti e che erano centinaia.

Per due settimane, dunque, come volontari AMOA abbiamo lavorato per effettuare visite, interventi e per fabbricare occhiali su misura.

Un ringraziamento particolare al personale locale che ci ha aiutato: Sister Pauline, Hareg e Fiori in ambulatorio, Boniface in sala operatoria, e soprattutto al dott. Micheale, giovane oculista etiope, ottimo chirurgo, che finalmente continuerà nei prossimi mesi a visitare, operare e dare continuità al servizio oculistico”.

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