20 Settembre 2026

“Il mio ritorno in Rwanda e l’importanza del trapianto di cornea”

Il progetto “Occhi d’Africa… dove torna la luce, la speranza rinasce”, coordinato da Michela Russo, volontaria di AMOA, sostiene il Rwanda Charity Eye Hospital, unico centro del Paese in grado di effettuare trapianti di cornea su larga scala. L’obbiettivo del progetto mira a garantire tessuti corneali, supporto economico per i pazienti indigenti e collaborazioni con le banche degli occhi italiane. Si contribuisce così a restituire vista, autonomia e opportunità educative a centinaia di bambini e adulti in attesa di intervento, rafforzando al contempo la capacità sanitaria locale.

Di seguito la testimonianza di Michela Russo, che viaggerà assieme al figlioccio Jean Paul, esperto informatico, che presenta la prossima missione in programma dall’11 settembre al 3 ottobre.

“Mi occupo di ricercare e coordinare progetti oculistici nelle varie strutture in cui siamo impegnati con AMOA in Africa e adesso torno in Rwanda dopo 10 anni, per recarmi finalmente al nuovo ospedale: il Rwanda Charity Eye Hospital (RCEH), a Bishenyi, vicino alla capitale Kigali, fondato e gestito dal nostro caro amico Piet Noe, oculista belga che da anni opera in Rwanda. Dopo essermi occupata del progetto ‘Chemioterapia per bambini con Retinoblastoma’, tuttora in corso, questo nuovo e ambizioso progetto riguarda il trapianto di cornee, in collaborazione con il Rotary Club Antiche Valli del Serchio (Lucca). Il trapianto rappresenta il ponte verso la normalità. Consiste nel sostituire la porzione centrale della cornea con un lembo corneale proveniente da un donatore selezionato. L’intervento viene eseguito in sala operatoria, in anestesia generale o locale, e prevede una degenza ospedaliera di pochi giorni con un rapido recupero visivo”.

“Le principali difficoltà nel realizzare i trapianti di cornea in Rwanda riguardano la mancanza di copertura sanitaria per l’intervento e per il lungo followup postoperatorio, i costi elevati completamente a carico del Rwanda Charity Eye Hospital, lo sviluppo, ancora incompleto, della banca degli occhi nazionale, la necessità di importare i tessuti dagli Stati Uniti per garantire qualità e tracciabilità e la carenza di chirurghi specializzati. Piet è l’unico medico specializzato e con la sua équipe esegue trapianti di cornee dal 2018; nel tempo gli interventi sono sempre aumentati in modo significativo, con una lista di ben 400 pazienti in attesa di trapianto e costi molto onerosi per far fronte alle richieste. Attualmente il RCEH, nell’ambito del National Action Plan for Eye Health, è stato designato dal Governo rwandese come Centro di Eccellenza Nazionale per l’Oculistica”.

“Il nostro impegno si concentra su tre azioni fondamentali: collaborare con le banche degli occhi italiane per ottenere donazioni che riducano i costi di approvvigionamento, aiutare il dr Piet a formare un secondo chirurgo della cornea, provvedere alle spese di trasporto per i pazienti indigenti così da garantire loro il followup completo nei due anni successivi al trapianto, assicurando continuità nelle cure e maggiori possibilità di successo. Per raggiungere questi obbiettivi abbiamo un piano di sostenibilità che si fonda sul rafforzamento della collaborazione con il Rwanda Charity Eye Hospital, così da ampliare progressivamente più strutturato. Puntiamo inoltre a diffondere le competenze sviluppate RCEH ad altre strutture e enti sanitari del Rwanda, aumentando la capacità operativa del sistema oculistico nazionale. L’obiettivo finale è garantire ai pazienti trapiantati la possibilità di tornare a una vita normale, con un impatto diretto anche sulla loro scolarizzazione”.

“L’impatto del progetto ‘Occhi d’Africa’ si concentra su tre dimensioni fondamentali. In primo luogo, puntiamo a rafforzare la formazione del personale sanitario, così da aumentare le competenze locali e rendere più autonomo il sistema oculistico. Sul piano della salute, il progetto permette di ridurre le complicanze postoperatorie e di garantire accesso alle cure anche ai pazienti più fragili. Infine, il recupero della vista ha un effetto diretto sul futuro dei più giovani: consente un miglioramento dell’istruzione e favorisce lo sviluppo sociale e culturale dei bambini, offrendo loro nuove opportunità di crescita e integrazione. Oltre ad AMOA, che mi ha consentito di realizzare il progetto, un sentito grazie al dr. Gary Jones, alla dr.ssa Silvia Andrighetti e allo staff della Fondazione Banca degli Occhi di Mestre, a Carlo Miotti referente del progetto Rotary Club Antiche Valli del Sergio. a Michela e Umberto Cortinovis con la Cascina Vallidone e la Fattoria Didattica, e alle amiche della Bottega equosolidale Ad Gentes di Pavia, per il loro prezioso sostegno a questo percorso”.

 

Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per fornire alcuni servizi. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi