20 Settembre 2026

Martelli: “AMOA, Emmanuel e Leonce, vi racconto perché in Camerun è stata una missione straordinaria”

Si è conclusa con successo la missione AMOA in Camerun, un intervento che ha attraversato tre diverse sedi del Paese, intrecciando cura chirurgica immediata, formazione avanzata e donazione di tecnologie fondamentali per l’oftalmologia locale. Un viaggio di due settimane pienamente vissute tra fine luglio e ferragosto, che ha segnato un traguardo straordinario nel percorso dell’associazione.

Per la prima volta, infatti, tutte le attività sono state condotte fianco a fianco con personale interamente formato da AMOA: medici e tecnici che oggi condividono con l’organizzazione lo stesso rigore organizzativo, l’etica professionale e il medesimo spirito di servizio.

“Il nostro lavoro è da sempre strutturato accanto ai locali, mai in loro sostituzione e non limitandosi a pagare le spese,” ci tiene a sottolineare il Presidente di AMOA, Francesco Martelli. “È un affiancamento reale e profondo. Scegliere di affiancare altri team esterni avrebbe finito per togliere la giusta rilevanza e centralità al lavoro straordinario che Emmanuel e Leonce portano avanti ogni giorno sul campo.”

Tre gli obiettivi principali dell’intervento: consolidare la nuova attività oculistica presso l’ospedale Sainte Therese de l’Enfant Jesus di Moutourwa — con la collaborazione diretta di Leonce Tsemo ed Emmanuel Graba, entrambi Cataract Surgeon formati negli anni da AMOA —, realizzare due intense sessioni chirurgiche (presso Grabem di Garoua e l’Hopital Saint Vincent de Paul di Dschang) e monitorare la gestione dei progetti sostenuti sul territorio.

Il quadro sanitario in Camerun

“Il Camerun è un Paese povero, ma in rapida crescita,” analizza Martelli. “La sanità pubblica gratuita o a basso costo esiste, ma funziona pochissimo per gravi carenze organiche. Quasi tutte le cure oculistiche vengono erogate da strutture private o collegate a missioni e ONG. Gli oculisti in tutto il Paese sono meno di 100 e la maggior parte non pratica la chirurgia. Il glaucoma è curato poco e male, e la stragrande maggioranza dei pazienti interrompe le terapie per motivi economici o culturali. In questo contesto, l’operato di AMOA acquista una rilevanza cruciale.”

Le tappe del viaggio: da Moutourwa al riconoscimento del Lamido

La prima tappa è stata Moutourwa, presso l’ospedale gestito dalle suore Figlie della Carità. “L’area è arida e complessa: circa il 20% dei bambini che afferiscono alla struttura presenta segni di malnutrizione. Suor Delphine ci ha chiesto supporto per avviare il servizio di oculistica. AMOA ha fornito macchinari e farmaci, mentre Leonce ed Emmanuel hanno prestato la loro opera di consultazione e chirurgia senza percepire alcun compenso. In due giorni abbiamo effettuato 76 visite, riscontrato 22 casi di cataratta e distribuito 18 paia di occhiali, coadiuvati dall’infermiere locale Roger.”

La missione è poi proseguita verso Garoua, con 18 visite e 8 interventi di cataratta, oltre alla donazione di un autorefrattometro e materiale chirurgico.

Proprio durante questa fase si è svolto uno dei momenti più significativi dell’intero viaggio: l’incontro con il Lamido, l’autorità tradizionale e spirituale del luogo.

“L’incontro con il Lamido suggella definitivamente la nostra visione di cooperazione,” racconta Martelli. “Parliamo di un capo tradizionale dotato di una fortissima autorevolezza e di un enorme riconoscimento popolare. Il fatto che abbia riconosciuto e legittimato ufficialmente il nostro ruolo ed il nostro lavoro — pur essendo noi ‘bianchi’ e stranieri — dimostra quanto rispetto siamo riusciti a costruire nel tempo. Un attestato di stima e fiducia coronato da un gesto simbolico indimenticabile: il Lamido ha voluto affidare due delle sue mogli alle nostre cure dirette.”

La conclusione a Dschang

L’ultima tappa si è svolta a Dschang, presso l’Hopital Saint Vincent de Paul, storico partner di AMOA dal 2004. Lì il team ha effettuato 212 visite e 84 interventi chirurgici, donando alla struttura un autorefrattometro portatile, un manipolo faco, un oftalmoscopio diretto e una lente di Goldman.

Un bilancio che conferma come la formazione e la presenza costante al fianco dei professionisti africani rappresentino l’unica vera strada per garantire una sanità autonoma, dignitosa e duratura.

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