21 Luglio 2026

Etiopia, il ritorno dell’incertezza e i riflessi sul progetto AMOA ad Adwa

Dove solo pochi mesi fa si celebrava un traguardo importante, oggi torna a dominare l’incertezza. La situazione nel nord dell’Etiopia, e in particolare nella regione del Tigray, sta rapidamente peggiorando, mettendo a rischio anche i progetti sanitari portati avanti da AMOA.

A fine novembre, la missione guidata dal dott. Tabacchi aveva segnato un momento fondamentale per l’attività dell’associazione ad Adwa. Dopo anni di impegno, erano stati finalmente resi operativi i nuovi spazi definitivi dell’ospedale, con il trasferimento degli ambulatori oculistici e del laboratorio di ottica nella nuova ala.

Un risultato concreto, costruito nel tempo, che aveva aperto prospettive importanti: l’avvio della formazione di due giovani ottiche locali, destinate a gestire stabilmente il laboratorio; l’accordo con un oculista etiope per garantire visite e interventi durante tutto l’anno; il rafforzamento di un modello basato su continuità, autonomia e sostenibilità.

Adwa infatti, per i volontari AMOA, non è mai stata solo una destinazione: è diventata negli anni una vera e propria “meta del cuore”, un punto fermo che si rinnova da quasi quindici anni.

Già a partire da fine gennaio 2026, però, il fragile equilibrio nella regione del Tigray ha iniziato a incrinarsi. La ripresa delle tensioni tra forze governative e truppe tigrine, unita a episodi di attacchi con droni e alla chiusura dello spazio aereo, ha riportato il Paese in una condizione di forte instabilità. In seguito sono stati cancellati i voli da e verso la regione e, pochi giorni dopo, l’Ambasciata d’Italia ha coordinato il rientro dei connazionali presenti nell’area. Anche i volontari e collaboratori legati ai progetti di cooperazione sanitaria sono stati costretti a lasciare temporaneamente Adwa.

Oggi lo scenario appare ancora più complesso: si registra un rischio concreto di riaccensione del conflitto su larga scala, con movimenti militari e tensioni anche lungo il confine con l’Eritrea; la regione vive una grave crisi istituzionale, con equilibri politici sempre più fragili; il sistema sanitario, già devastato dalla guerra conclusa nel 2022, è vicino al collasso, tra carenza di carburante, medicinali e attrezzature.

I dati diffusi da organismi internazionali delineano un quadro allarmante: gran parte delle strutture sanitarie del Tigray risulta danneggiata o non pienamente operativa, mentre ospedali e cliniche faticano a funzionare per la mancanza di risorse essenziali.

Nonostante tutto nel nostro ospedale l’attività non si ferma: Il nostro giovane oculista etiope continua a visitare e a fare attività chirurgica anche se in misura un po’ rallentata per la difficoltà delle persone a spostarsi. Manca il carburante e mancano anche i soldi, i pazienti che devono pagare  i mezzi di trasporto e le banche sono chiuse o non hanno liquidità.

Nella speranza che la situazione politica possa migliorare , continuiamo a monitorare a distanza tutto quello che accade e siamo in contatto costante con la direzione sanitaria dell’ospedale e con il nostro personale.

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