“Partiamo per M’Bour: visite, lenti e un omaggio a Gian Luca”

Si va in Senegal, a M’Bour. Per una nuova missione e anche per un rinnovato omaggio a Gian Luca Giulietti, socio AMOA prematuramente scomparso causa Covid-19, a cui è stato intitolato il laboratorio di ottica all’interno del centro oftalmologico. Daniela Smania, ottica e manager, presenta il viaggio, in programma dall’11 al 19 giugno.

“Sono molto emozionata, dopo due lunghi anni di assenza, all’idea di tornare in Africa. La mia ultima missione risale al 2019. Sarei poi dovuta partire il 7 marzo 2020 per il Senegal, avevo già il biglietto in tasca e le valigie pronte, ma è scoppiata la pandemia. Partenza rimandata, ricerca di informazioni, tentativi di riorganizzarsi: nel frattempo, purtroppo, si è ammalato Gian Luca, col quale sarei dovuta partire, e pochi giorni dopo, l’1aprile, è mancato”.

“Non ho mai più avuto la forza di riaprire la valigia che avevo preparato, l’ho riposta piena di occhiali e di strumenti utili per la missione. Ora parto con quelle cose con cui dovevo partire allora. Ho la sensazione che dentro questa valigia ci sia un po’ dell’energia che ci avrebbe accompagnato nella missione e siccome oggi il laboratorio di ottica di M’bour è stato intitolato a Gian Luca, ho deciso che aprirò la valigia solamente una volta arrivata in Senegal”.

“Parto con Domenica Farsetti, Rocco Romagnoli, Gaia Romagnoli: siamo tutti ottici e molto amici; in passato abbiamo già condiviso altre missioni e sono certa che anche stavolta raggiungeremo gli obiettivi prefissati. Anzitutto, dobbiamo fare un check della strumentazione, verificare la nuova mola acquistata da AMOA in loco, capirne le funzioni ed aiutare Bandè, l’ottica locale. ad utilizzarla al massimo del suo potenziale. Dobbiamo quindi rimettere in efficienza l’atelier ottico, le termiti hanno mangiato il legno e pochi mesi fa sono crollati i mobili porta lenti. Poi andremo nella Maison des enfants a visitare i bambini talibè. Si tratta di una casa di accoglienza per bambini di strada senegalesi, utilizzati come schiavi da persone senza scrupoli che li trasformano in perfetti mendicanti al loro servizio. Ci occuperemo della loro vista e di fare gli occhiali a chi ne ha necessità. Parliamo di circa 500 bambini”.

“Siamo in quattro, con due valigie a testa di materiale da portare alla missione: ci aspettiamo dopo due anni di trovare poche montature e lenti e speriamo sia sufficiente lo spazio nelle valigie. Dobbiamo fare anche l’inventario del materiale presente nel laboratorio, dei medicinali e dare una mano ad ottimizzare l’organizzazione. Se non ricordo male, è la settima volta che mi reco a M’Bour. È la missione AMOA alla quale sono più legata, Nabou, la nostra collaboratrice locale, gestisce un asilo a pochi chilometri da M’Bour e ogni volta rivedere i suoi bimbi è un’emozione incredibile”.