AMOA, una donazione e una “call to action” per il popolo etiope

Un anno di guerra ha ridotto allo stremo gran parte della popolazione. Da AMOA un impegno concreto per donare aiuti.

È passato ormai un anno, era il 4 novembre del 2020, da quando l’Etiopia è in guerra. Si tratta di un violento conflitto etnico tra il governo centrale e la popolazione del Tigray, che abita la regione situata a nord, ai confini con l’Eritrea. Ci troviamo di fronte a una guerra “silenziosa” di cui nessuno, politici e media, parla; dichiarata dal Primo Ministro etiope Abiy Ahmed, in passato addirittura premio Nobel per la pace, e il cui scopo finale sarebbe quello di arrivare quasi a una pulizia etnica.

Recentemente si sta registrando una recrudescenza della violenza nei confronti della popolazione civile e, come ha dichiarato l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, l’ex Presidente cileno Michelle Bachelet, sono state raccolte prove di gravissime violazioni dei diritti umani.

Migliaia le vittime e i feriti, oltre a ripetuti episodi di stupri e violenze. Milioni di profughi hanno dovuto abbandonare le loro case. Oltre ai danni provocati dalla guerra, incombe sul Paese anche una grave crisi alimentare.

La popolazione è incapace di trovare cibo: dal momento che le truppe governative e gli alleati eritrei hanno impedito con le armi ai contadini la semina, mancano i raccolti.

I rifornimenti di aiuti umanitari e i convogli di cibo sono stati bloccati dall’esercito federale e non riescono più ad accedere alla regione del Tigray: oltre 4,5 milioni di persone sono in uno stato di estrema necessità.

Ad Adua, nella regione del Tigray, la missione salesiana “Kidane Mehret, da oltre vent’anni, dava accoglienza giornaliera a circa 1500 ragazzi che frequentavano le scuole, dalle materne alle superiori. Sempre all’interno della missione, è allestito l’ospedale con il quale, da circa 10 anni, i medici di AMOA collaborano con visite oculistiche ed interventi chirurgici.

Ebbene, da oltre un anno i 1500 ragazzi che frequentavano la missione non ci sono più: il covid prima e la guerra poi ne hanno fatto perdere quasi completamente le tracce. L’ospedale, l’unico rimasto in piedi nel raggio di centinaia di chilometri, sta lavorando a pieno regime. Centinaia di donne hanno partorito in sicurezza dall’inizio dell’anno e vengono curati quotidianamente i feriti di guerra, sia governativi che tigrini.

Moltissime persone, ormai allo stremo chiedono cibo all’esterno della missione.

Occorre intervenire subito, con un forte impegno e concreta solidarietà.

Per questa tragica situazione AMOA ha deciso di fare una donazione importante all’ospedale “Kidane Mehret” in Etiopia e vi invita ad aderire alla “call to action “.