{"id":5416,"date":"2020-02-26T10:23:28","date_gmt":"2020-02-26T08:23:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.amoaonlus.org\/home\/?p=5416"},"modified":"2023-05-28T16:16:25","modified_gmt":"2023-05-28T14:16:25","slug":"rosa-malvezzi-il-mio-impegno-a-fianco-di-amoa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.amoaonlus.org\/home\/rosa-malvezzi-il-mio-impegno-a-fianco-di-amoa\/","title":{"rendered":"Rosa Malvezzi: <br \/>\u201cIl mio impegno a fianco <br \/>di AMOA\u201d"},"content":{"rendered":"<h3>Rosa Malvezzi, da sempre, sostiene AMOA.<br \/>\n&#8220;In ricordo di mio marito Vittorio, per solidariet\u00e0<br \/>\ne perch\u00e9 credo nelle persone&#8221;<\/h3>\n<p>\u201cAMOA l\u2019ho conosciuta attraverso una bacheca dell\u2019Ospedale Maggiore di Bologna, eravamo all\u2019inizio del duemila. Mio marito, Vittorio della Porta, medico oculista in pensione, era l\u00ec per un intervento di routine agli occhi. Lessi di questi medici che andavano in Africa per visitare e operare le persone pi\u00f9 povere e prive di assistenza, e per formare medici del posto, e l\u2019idea mi piacque. Allora la misi da qualche parte in un cassetto della memoria, che ho riaperto dieci anni dopo quando Vittorio ci lasci\u00f2. In casa i segni della sua professione erano evidenti: attrezzature, strumenti, una sorta di ambulatorio oculistico. Pensai fosse giusto che quel patrimonio medico non andasse disperso e di donarlo per una causa importante. Fu cos\u00ec che decisi di contattare Gian Luca Laffi, allora presidente di AMOA, e gli comunicai la mia volont\u00e0 di regalare ogni materiale all\u2019Associazione perch\u00e9 lo utilizzasse in Africa. Dove, in realt\u00e0, non sono mai stata, se non in Marocco: ma mi convinceva il pensiero di poter aiutare cos\u00ec tanta gente con un piccolo sforzo. Problemi di vista che da noi in Italia sono facilmente risolvibili, in Africa suonano spesso come una condanna per tanti adulti che non possono pi\u00f9 lavorare o per bambini che progressivamente perdono l\u2019uso della vista\u201d.<\/p>\n<p><strong>Rosa Malvezzi Campeggi<\/strong> si racconta sottovoce: una vita importante alle spalle, un presente fitto d\u2019impegni, un orizzonte sempre segnato dalla filantropia, dalla solidariet\u00e0, dalla tensione verso chi ha bisogno. \u201cMa senza apparire troppo, con voi di AMOA parlo volentieri, per\u00f2 niente foto\u2026\u201d. Ha scelto lei, nel tempo, nel corso della sua ininterrotta amicizia con AMOA, di finanziare l\u2019Health Center di Wassara, in Etiopia e, di recente, di contribuire all\u2019acquisto di due microscopi per le strutture ospedaliere di Adwa, sempre in Etiopia, e di Dschang in Cameroun, oltre che di un vitrectomo portatile per le missioni dei medici e degli ottici AMOA. \u201cLo faccio certamente per onorare la memoria di mio marito Vittorio \u2013 ricorda Rosa \u2013 e perch\u00e9 credo fortemente nelle persone, nelle opportunit\u00e0, nell\u2019essere parte attiva per la propria comunit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Racconta <strong>Gian Luca Laffi:<\/strong> \u201cFu Maria Chiara Venturi, oculista ad Argenta, e il cui figlio partecipa oggi alle missioni AMOA, a presentarmi Rosa Malvezzi. La nostra Associazione era nata da poco e il suo, da subito, fu un contributo importante. Negli anni si \u00e8 sviluppata un\u2019amicizia che ha coinvolto anche le famiglie. E\u2019 stato un piacere, oltre che un doveroso riconoscimento, mettere una targa all\u2019ingresso del Centro di oftalmologia di Wassara che ricorda la donazione di Rosa Malvezzi in memoria del marito Vittorio. Wassara, va ricordato, \u00e8 un villaggio etiope immerso in una zona montuosa, impervia e selvaggia. Povero di acqua e privo di servizi, dove spesso il generatore non funziona. Quante operazioni all\u2019inizio abbiamo fatto a lume di candela\u2026 All\u2019Health Center, struttura intermedia tra il primo intervento e l\u2019ospedale, piccole cliniche generalmente utilizzate per assistere gestanti e neonati, abbiamo ora attrezzato un ambulatorio per le visite oculistiche e una sala operatoria per gli interventi alla cataratta, prima causa della cecit\u00e0 in Etiopia e in tutta l\u2019africa, e sulle palpebre. Tutto questo grazie ai fondi AMOA e alle donazioni\u201d.<\/p>\n<p>\u201cOcchio agli Health Centers\u201d \u00e8 il titolo del progetto curato in Etiopia dal medico oculista <strong>Massimo Di Maita<\/strong> e da <strong>Nicoletta Rivela,<\/strong> assistente oftalmologica. \u00a0\u201c4,8 milioni di ciechi, 16,6 milioni di ipovedenti, con, in media, 1 oculista per milione di abitanti. Questa \u00e8 l\u2019Africa oggi \u2013 sottolinea Di Maita -. E noi a Wassara abbiamo di fatto creato una Unit\u00e0 operativa oculistica e ottica autosufficiente, in grado di gestire le esigenze di oltre centomila abitanti. E questo grazie anche a Rosa Malvezzi Campeggi\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rosa Malvezzi, da sempre, sostiene AMOA. &#8220;In ricordo di mio marito Vittorio, per solidariet\u00e0 e perch\u00e9 credo nelle persone&#8221; \u201cAMOA l\u2019ho conosciuta attraverso una bacheca dell\u2019Ospedale Maggiore di Bologna, eravamo all\u2019inizio del duemila. 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