AMOA con l’Ucraina: screening della vista a 50 ragazzi

Una bella storia di solidarietà con l’Ucraina, protagonisti bambini e adolescenti, raccontata da due soci storici di AMOA, Sergio Tabacchi, medico oculista, e Daniela Smania, manager.

“Siamo venuti a conoscenza dell’arrivo in Italia di una sessantina di ragazzi ucraini evacuati allo scoppio della guerra da due orfanotrofi vicino a Leopoli. A Padova, dopo un viaggio non semplice, in particolare per attraversare la frontiera con la Polonia, sono ospiti della diocesi. La fuga dall’Ucraina è stata precipitosa e molti avevano dimenticato gli occhiali, altri li avevano persi durante il viaggio e quindi avevano bisogno di essere visitati. Non abbiamo esitato a renderci disponibili e, assieme anche ad Andrea e Marta, preziosi collaboratori, ci siamo recati al seminario con tutta l’attrezzatura necessaria ad allestire un ambulatorio oculistico. Quindi abbiamo effettuato uno screening visivo a 50 ragazzi e prescritto una ventina di occhiali che forniremo e consegneremo in questi giorni”.

“È stato per entrambi un grande piacere aderire a questa iniziativa. E un’emozione forte. Ci chiedevamo come avremmo trovato questi ragazzi… Vederli relativamente sereni, considerando la situazione, ci ha rincuorato. In seminario sono accuditi da volontari locali e da Irina, signora ucraina che frequenta da sempre i loro istituti, che li conosce dunque molto bene e parla correttamente l’italiano. Ci siamo fatti raccontare la loro giornata e hanno spiegato come sia grande l’impegno perché sia la più ‘normale’ possibile. La mattina è dedicata alla scuola: lezioni online con gli insegnanti ucraini. Pomeriggio studio, calcio e piscina. Hanno un’età che varia dai 7 ai 17 anni. Ci sembrano ben ambientati. Ci chiediamo: nella tragedia della guerra questi ragazzi possiamo considerarli “fortunati”? Sempre che si possa usare questo termine considerando anche il fatto che si tratta di orfani o abbandonati dai genitori. Di positivo c’è che questi ragazzi sono stati trasportati tutti assieme dai loro istituti a Padova, dove continuano a fare vita di comunità. Quanta differenza rispetto ai bambini che Sergio aveva incrociato un mese fa nella farmacia vicino a casa, con le loro mamme, appena arrivati dalla Ucraina, che stavano per essere sottoposti a un tampone. Visi stanchi, provati, sguardi spaventati, con il grande dolore di sapere che i propri papà e i parenti erano rimasti in Ucraina a combattere. Che dire ancora? Ai bambini provenienti dall’orfanatrofio auguriamo con tutto il cuore di trovare in tempi brevi famiglie desiderose di adottarli e che possano riversare su di loro tutto l’affetto di cui hanno bisogno e che meritano. Agli altri, quelli scappati con le madri sotto le bombe, di potere presto ritornare nelle loro città e di ritrovare le persone che hanno lasciato. Senza più guerra”.